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I controlli nell'Unione Europea ed in Italia
 

Negli ultimi 30 anni la Commissione Europea ha presentato numerose proposte di atti legislativi destinati a ridurre direttamente o indirettamente le emissioni di questi composti nell’ambiente, allo scopo di limitare l’esposizione umana e tutelare la salute dei cittadini. I più recenti dati sull’esposizione indicano che le misure introdotte finora, hanno contribuito a ridurre i livelli presenti nell'ambiente.

Dal 2001, la legislazione Europea ha stabilito i tenori massimi di diossine sia negli alimenti per gli animali, che in quelli destinati al consumo umano. Attualmente, il Regolamento (UE) N. 1259/2011 definisce i tenori massimi di diossine e PCB diossina-simili nelle derrate alimentari e il Regolamento (UE) N. 277/2012 quelli negli alimenti zootecnici.

I recenti scandali alimentari da diossina che hanno interessato l’intera Europa, sono riconducibili alla contaminazione dei mangimi e all'incapacità di rilevarla in maniera tempestiva. Tali incidenti ribadiscono la necessità da parte dei singoli Paesi di attuare una politica efficace di gestione del rischio nella sicurezza alimentare basata sulla tracciabilità dei prodotti, sull’identificazione dei rischi nella catena alimentare e sull’attuazione di sistemi di valutazione e monitoraggio, rigorosi e costanti, dei livelli di contaminazione nei mangimi e nei prodotti alimentari al fine di identificare, nel più breve tempo possibile, le sorgenti di contaminazione e di conseguenza ridurre al minimo il rischio per il consumatore.

Il rapporto dell’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA), pubblicato nel 2010, sui risultati del monitoraggio dei livelli di diossine negli alimenti e mangimi ha preso in considerazione 7270 campioni analizzati in 19 Stati Membri dell’UE, Islanda e Norvegia, nel periodo 1998-2008.

Per gli alimenti destinati al consumo umano, i livelli medi più elevati di PCDD/F e dl-PCB, sono stati registrati nel fegato di pesce, nel muscolo di anguilla e nel fegato di animali terrestri e prodotti derivati.

Per quanto riguarda le carni, quelle bovine e ovine presentano livelli di contaminazione più alti rispetto alla carne di pollame e di suino. Per i mangimi, il livello medio più alto è stato riscontrato nell’olio di pesce utilizzato come materia prima.

I dati relativi ai prodotti ittici indicano che essi possono contribuire in modo significativo all’esposizione alimentare. Tuttavia bisogna considerare che i livelli dei contaminanti in esame dipendono in gran parte dalla specie, stagione, dieta, luogo ed età e che essi variano ampiamente all’interno di una stessa specie e da una specie all’altra, sia per i pesci selvatici che per quelli di allevamento. In particolare, si deve tener conto delle differenze regionali che, ad esempio, si traducono in livelli medi della somma di PCDD/F e dl-PCB nelle aringhe pari a 8,64 pg WHO-TEQ/g per l’area del Mar Baltico e a 2,30 pg WHO-TEQ/g per le altre aree considerate nel monitoraggio europeo.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati relativi ai piani di monitoraggio per i PCDD/F condotti su scala Nazionale dal 1999 e per i dl-PCB dal 2004, indicano una progressiva riduzione dei livelli di contaminazione, in linea con quanto riscontrato nei paesi occidentali economicamente più avanzati. Questo risultato deriva principalmente dal miglioramento delle tecniche di abbattimento dei contaminanti rilasciati dai siti di produzione industriale e dagli inceneritori di rifiuti. La comparazione dei risultati ottenuti da questi piani di monitoraggio con i dati riportati nel rapporto EFSA, indica che i valori medi di contaminazione dei prodotti italiani sono generalmente inferiori rispetto a quelli dei paesi dell’Unione Europea nel loro insieme. Tuttavia anche in Italia, nell’ultimo decennio, si sono verificati episodi di contaminazione da diossine, confinati però a particolari situazioni locali legate o al rilascio nell’ambiente di tali contaminanti o a errate pratiche di gestione delle aziende agricole.


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